Padre Riziero

Padre Riziero Lanfaloni: ovvero i molti abiti che fanno il monaco
E’ il ricordo di Padre Riziero Lanfaloni, giovane frate conventuale dei Minori di Assisi che venne inviato il 5 giugno 1948 al Terminillo per prendersi cura delle anime, valligiane e villeggianti. Arrivò in sella ad una «Vespa» della Piaggio, la tonaca nera dei conventuali con il cordone bianco a nodi, una valigia di fibra e tanta speranza per la sua missione di parroco montanaro. In un articolo del 1989 su  «Frontiere», rivista della Diocesi di Rieti, Ottorino Pasquetti narrava che il primo impatto con la comunità terminillese non fu molto lusinghiero, ma è cosa nota come i montanari siano guardinghi nell’aprirsi ai nuovi venuti, chiunque essi siano, ma non certo ostili.

Padre Riziero Lanfaloni: ovvero i molti abiti che fanno il monaco
E’ il ricordo di Padre Riziero Lanfaloni, giovane frate conventuale dei Minori di Assisi che venne inviato il 5 giugno 1948 al Terminillo per prendersi cura delle anime, valligiane e villeggianti. Arrivò in sella ad una «Vespa» della Piaggio, la tonaca nera dei conventuali con il cordone bianco a nodi, una valigia di fibra e tanta speranza per la sua missione di parroco montanaro. In un articolo del 1989 su  «Frontiere», rivista della Diocesi di Rieti, Ottorino Pasquetti narrava che il primo impatto con la comunità terminillese non fu molto lusinghiero, ma è cosa nota come i montanari siano guardinghi nell’aprirsi ai nuovi venuti, chiunque essi siano, ma non certo ostili.

Infatti Riziero trovò subito ospitalità presso l’albergo Stella Alpina di Severino Rossi, la familiarità subentrò molto velocemente e al vecchio bar di Mario De Angelis divenne il quarto a tre sette nelle sere nebbiose in compagnia degli abituali frequentatori locali. All’epoca esisteva solamente la Chiesetta degli Alpini dedicata alla Madonna della Vittoria, in cima ad un’ardua salita servita da un viottolo a zig-zag. Ciò nonostante vi salivano lietamente tutti valligiani e villeggianti sia per la Messe che per i Rosari, sia per i Matrimoni. Resta famosa la cerimonia che unì Gina Lollobrigida a Mirko Skofic nel 1949 officiata da Padre Riziero, servita dal chierichetto Franco Ferriani e festeggiata dai maestri di sci Battisti, Camosi, Rossi, Zamboni ed altri. Ma dalla Chiesetta Riziero guardava frequentemente un piccolo colle dove sorgeva il prefabbricato della società Funivia. Il colle non c’è più ma al suo posto c’è l’opera ciclopica del frate: il Tempio di San Francesco Patrono d’Italia. Fu ardua impresa inizialmente convincere il direttore della Funivia Ferriani a trattare con il «principale» Conte Ettore Manzolini la cessione a titolo gratuito del terreno che, fra l’altro, aveva una bella estensione, oltretutto centrale. Ma quel «diavolo» di frate non mollò fino a costringere il Ferriani a recarsi a Roma per convincere il Conte circa la opportunità di fare la donazione per il bene del Terminillo e così fu! Molto si è scritto, anche su Orizzonti (n° 1 del marzo 2007), sulle difficoltà incontrate per la costruzione della Chiesa. Spesso si sentiva la voce di  Riziero in tuta da lavoro e con il piccone in mano dirigere gli operai. Era Lui il vero capo cantiere!
Ma la forte personalità dinamica del Frate non si fermava qui. Politici, ministri, parlamentari e amministratori locali, ma anche le gerarchie ecclesiastiche, impallidivano al comparire del Francescano perché alle sue richieste non si riusciva a dire di no. Altrimenti come sarebbe riuscito a trovare il denaro per la Chiesa? Anche al Terminillo dominava. Fu Lui a risolvere il blocco del residence «Tre Faggi Due» causato da una denuncia firmata da alcuni operatori terminillesi. Con un po’ di soldi del costruttore mise tutti a tacere e forse rimase anche qualche lira per il campanile! Con l’aiuto della Provvidenza partecipò con successo anche al recupero della Madonna del Fiore di Lugnano. Almeno così si disse allora, come si diceva a Pian de’ Valli che oltre ai vari Rossi, Salvatori e Zamboni, il nucleo forte del potere era nelle mani di un trio formato da Riziero, Ferriani e l’allora Capitano Picchiottini, comandante del «Presidio Aeronautico» e con loro tre di problemi locali se ne risolsero molti! Ma il Francescano fra le sue molte doti, non annoverava soltanto  grandi capacità nel suo ministero parrocchiale, ma anche in quelle imprenditoriali, politiche e relazionali in genere. Ci si ricorda con piacere anche il suo spirito un po’ goliardico e spesso ironico, con la battuta sempre pronta a farla o a riceverla, alla pari con tutti, senza mai farsi scudo della tonaca. Una volta, per esempio scendeva a Rieti con l’autobus del «Sabino» e sedeva nel suo posto «riservato» alla destra dell’autista. Questi era Quarto Lunari che non disdegnava di scherzare anche pesantemente con Padre Riziero conoscendone l’affabilità e la pazienza. Era d’estate e alla curva del «Savoia» (ora Marina Militare) il Frate redarguisce l’autista perché invece di guardare la strada girava lo sguardo verso due belle ragazze in calzoncini. La risposta di Quarto fu pungente quanto irriverente: «Padre Rizie’… alle donne ci penso io e alle curve ci pensa Dio!» Il Fran-cescano non si scompose e si ricorda che azzittì il Lunari con una parolina non proprio canonica pronunciata a bassa voce. Ma poi anche Lui se ne andò. Per due volte dal Terminillo con rimpianto, ma una terza, per sempre, il dieci giugno del 1994 dopo un brutta malattia che se lo portò via in quel di Spoleto. Oggi la piazza del Terminillo dove domina il campanile è intitolata al Suo nome.
di Franco Ferriani

 

 

Atleti del Terminillo

Lo sci agonistico al Terminillo

La prima notizia storicamente accertata alla quale possiamo attingere per conoscere l’episodio che dette origine allo sci agonistico, risale al 1800 quando, nella regione nord europea di Cristiania, un campione tanto anonimo quanto antesignano, entusiasmò la carta stampata dell’epoca per una spettacolare scommessa vinta dopo aver effettuato uno «schuss con acrobazie, tra ostacoli e diavolerie varie».

Lo sci agonistico al Terminillo

La prima notizia storicamente accertata alla quale possiamo attingere per conoscere l’episodio che dette origine allo sci agonistico, risale al 1800 quando, nella regione nord europea di Cristiania, un campione tanto anonimo quanto antesignano, entusiasmò la carta stampata dell’epoca per una spettacolare scommessa vinta dopo aver effettuato uno «schuss con acrobazie, tra ostacoli e diavolerie varie».

Solamente a partire dalla seconda metà del 1800 iniziano a nascere sodalizi sportivi dello sci in Europa, in Canada e anche negli U.S.A., mentre da noi i primi «ski clubs» sorgono alla fine degli anni 1920 e con essi le prime gare. Il 1930 è l’anno del «boom» agonistico con l’istituzione dei «Littoriali» per iniziativa del C.O.N.I. che comprendono anche «i Littoriali dello sci e del ghiaccio», ovvero gli attuali Campionati Italiani. Di sciatori valligiani ancora non se ne parla, perché la passione per la neve diventa epidemica prevalentemente nelle città.
Ecco che a Roma troviamo il S.U.C.A.I., club universitario, il Gruppo romano sciatori, il Circolo sci Roma, il G.U.F. sezione sports invernali e «dopolavori» vari. Le nevi frequentate sono, per lo più, quelle abruzzesi di Roccaraso, Scanno, Ri-visondoli, paesi attrezzati con locande ed alberghi. Il Terminillo è conosciuto solamente da escursionisti del Club Alpino Italiano di Rieti, Roma e Terni. Chi lo scoprirà, sportivamente parlando, sarà Bruno Mussolini, che, sulle orme del padre, crea nell’inverno del 1935 un nuovo sodalizio a carattere agonistico-giovanile: la «Società Sportiva Parioli», polisportiva per l’alta borghesia romana con una certa predilezione per le gare di sci, al punto tale che costruisce al Terminillo «la Capanna Parioli» per ospitarne gli atleti. Direttore Generale è Mimmo Musti, atleti e atlete sono i fratelli Sandro e Rosina Provenzani (moglie di Mario Ercolani, V. Pres. dell’I.M.I. e madre di Jaia Ercolani, Pres. dello Sci Accademico Italiano), Franco Danesi, il principe Francesco Colonna (presente poi al Terminillo come interprete delle truppe alleate), Nives dei Rossi, Alberto Ardini (che sarà più volte direttore della scuola di sci), Sandro Da Col (maestro di sci esaltatore), il conte Vittorio di Sambuj (figliastro del principe Potenziani di Rieti) e poi Adorni, Pelissier, la Musti, Lello Cecchini (anni dopo campione di sci nautico) e molti altri. Lo sci club Rieti schiera validi atleti quali Angelo Sebastiani (assassinato dalle SS nel ’44) Edgardo Camosi (maestro di sci e guida alpina), Diletti, Battisti, Catini, «Neno» Padovini e molti altri frequentatori della «Capanna Trebiani» in sportiva concorrenza con i «Pariolini». All’epoca le prime gare si svolgevano risalendo i tracciati a piedi, su neve non battuta, con sci in legno di hickory e di frassino, e gli attacchi Kandahar (concepiti a ganascia con un tirante a molla posta sopra il tacco dello scarpone e azionato da un leva anteriore a più posizioni), attrezzi innovativi che risalgono alla fine degli anni ’30. La discesa libera dal rifugio Umberto I è già una realtà nel 1940 con atleti come Vittorio Chierroni (classe 1917) e Celina Seghi (classe 1920) ambedue abetonesi e campioni del mondo a Cortina d’Ampezzo nel 1941 dove, Zeno Colò, è presente nella squadra azzurra come riserva. Il nostro grande campione si rifarà ampiamente in seguito, ma non a Cortina d’Ampezzo dove, ironia del destino, alle Olimpiadi del 1956 gli fu vietato partecipare per la presunta incompatibilità di «professionismo»!
Sarà solo alla fine della seconda guerra mondiale che vedremo i primi terminillesi affacciarsi sulla scena agonistica dello sci. Va tuttavia menzionato che durante la permanenza degli alleati, si disputarono delle gare di salto (il trampolino da 30 mt. si trovava dove è ora l’albergo Regina) fra gli istruttori militari canadesi e i nostri valligiani dai nomi promettenti per lo sci alpino quali, Gigino e Vitaliano Rossi, Dino e Livio Zamboni. Fra gli alleati va ricordato un ufficiale canadese di cognome Gody istruttore e ottimo saltatore. Giungiamo così al 1946 quando si andava in prima pagina sul Corriere dello Sport: «L’abetonese Vittorio Chierroni porta a quattro i suoi successi vincendo anche la coppa di slalom gigante Theodoli e la Sebastiani». L’articolo porta la firma del compianto Pietro Pileri di Rieti. Queste gare terminillesi, iscritte nel calendario nazionale della F.I.S.I., erano dedicate alla memoria di una medaglia d’oro, la prima e la seconda ai fratelli Angelo, Mario e Gino Sebastiani torturati e trucidati nei pressi di Rieti dai nazisti in ritirata. Quasi per dimenticare orrori e patimenti della guerra, il 1946 regala nuove gare al Terminillo. Viene disputata il 23 e il 24 marzo la coppa Maria Franca Gargiullo, combinata di slalom e discesa libera che vede Chierroni primo, Olinto Petrucci (abetonese) secondo e il terminillese Dino Zamboni buon terzo che difende i colori della A.M.G. Sebastiani, di nuova costituzione, comprendente una sezione denominata «Sci Club Terminillo». Prende così vita questo sodalizio che, oltre ad una numerosa compagine di atleti, avrà presidenti entusiasti come il conte Raybaudi Massilia, il duca Piergentile Varano, gli albergatori Orlando Rossi e Leandro Zamboni e si collocherà fra i primi dieci sci club nazionali. Con il 1947 si disputa la prima edizione della «Settimana Internazionale del Terminillo» con atleti azzurri, abetonesi, delle Fiamme Gialle di Predazzo, delle Fiamme Oro di Moena, del Gruppo Sportivo delle truppe Alpine, dello Sci 18 e della S.S. Parioli. Sono presenti anche gli austriaci (Scopf, Molterer e altri), gli Svizzeri (Oder-matt e compagni). Completa l’elenco dei partecipanti un buon numero di clubs del centro-sud.
Lo Sci club Terminillo è ormai pronto all’inizio degli anni ’50 ad inviare i propri atleti ai Campionati Italiani assoluti con una squadra che comprende «Seniores» (Luigi e Vitaliano Rossi, Livio Zamboni, mentre Dino è passato nel frattempo allo Sci 18); «Juniores» (Vincenzo Curini, Franco Ferriani, Gino Lenarduzzi, Claudio Padovini e Felice Rossi), mentre la squadra femminile delle terminillesi è rappresentata da Rosina Provenzani, Bianca De Paolis e Giacomina Maurizi. Le nuove speranze compariranno solo qualche tempo dopo con «Totina» Acciai, Sandra Carosi, Lucilla Cimini e Giuliana Fabiani. I risultati degli atleti appenni-nici arrivano con buoni piazzamenti ai Campionati Nazionali Assoluti: Livio Zamboni nella discesa libera e Luigi Rossi nello slalom a Malga Zirago (Vipiteno 1951); poi ancora gli stessi ben piazzati a Canazei (1952), dove cominciano ad emergere anche gli Juniores con Ferriani 8° e Curini 21° nello slalom. I due e Padovini miglioreranno l’anno dopo a Bardo-necchia con Franco Ferriani 5° nello slalom e 5° nel gigante, mentre Padovini e Curini si piazzano onorevolmente con «grinta». A questi nomi, dal 1955, seguiranno altri atleti di valore quali Leandro Acciai e Daniele Cimini, più volte campioni zonali, Carlo Fusacchia i fratelli Alvaro e Titto Salvatori, Enzo e Carlo Cingolani, tutti maestri di sci che continueranno ad onorare il Terminillo con le loro prestazioni. Si susseguono così, inverno dopo inverno, importanti gare a livello nazionale con atleti azzurri quali gli abetonesi Colò e Gaetano Coppi, quest’ultimo oggi Presidente della F .I.S.I. Ricordiamo la «3 giorni del Terminillo», la «Coppa Ente Provinciale Turismo», i «Campionati Nazionali Studenteschi 1953», la «Coppa Dante Manlio» per lo sci di fondo e la «Coppa Angelo Vicentini» gara di sci alpinistico a squadre organizzata dall’Associazione Nazionale Alpini e dal C.A.I. L’album delle grandi gare terminillesi non si conclude qui, augurando ad un prossimo cronista di continuare quest’opera. Al termine di quanto narrato fin’ora, va ricordato un grande avvenimento sportivo del marzo 1985, quando, il Terminillo, conquistò l’assegnazione per la finale del «Trofeo delle Regioni» che si svolse con grande professionalità e meriti organizzativi, complici anche tempo e neve spettacolosi. Apripista di eccezione fu Pierino Gros e ospiti d’onore Gustavo Thoeni e Zeno Colò.

(NOSTRI ATLETI: Angelo Sebastiani, Edgardo Camosi, Diletti, Battisti, Catini, «Neno» Padovini, Gigino e Vitaliano Rossi, Dino e Livio Zamboni, Vincenzo Curini, Franco Ferriani, Gino Lenarduzzi, Claudio Padovini e Felice Rossi, Rosina Provenzani, Bianca De Paolis, Giacomina Maurizi, Leandro Acciai, Daniele Cimini, Carlo Fusacchia, Alvaro e Titto Salvatori, Enzo e Carlo Cingolani)

tratto da: Orizzonti Giugno 2006

di Franco Ferriani

Colonnello Zamboni

Il caporale Mussolini e il colonnello Zamboni.
Un aneddoto curioso riguarda il Duce e l’ex albergatore del Savoia di Roccaraso, il colonnello Leandro Zamboni, che si trasferì agli inizi degli anni ’30 al Terminillo, dove costruì un altro albergo Savoia, e … leggete cosa accadde.
Pochi sanno che Mussolini salì le prime volte al Terminillo portando con sé anche la moglie Rachele e i figli Bruno e Romano. Erano gite alla buona, con tanto di pranzo al sacco preparato da Rachele. Il Duce, poi, durante i suoi viaggi lampo per il controllo dei lavori della nuova strada, acquistava in una rivendita reatina una semplice pagnotta di pane bruno con un po’ di companatico e saliva la montagna. Era questo il clima di un mondo e di un’epoca che si avviava verso la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale.

Il caporale Mussolini e il colonnello Zamboni.
Un aneddoto curioso riguarda il Duce e l’ex albergatore del Savoia di Roccaraso, il colonnello Leandro Zamboni, che si trasferì agli inizi degli anni ’30 al Terminillo, dove costruì un altro albergo Savoia, e … leggete cosa accadde.
Pochi sanno che Mussolini salì le prime volte al Terminillo portando con sé anche la moglie Rachele e i figli Bruno e Romano. Erano gite alla buona, con tanto di pranzo al sacco preparato da Rachele. Il Duce, poi, durante i suoi viaggi lampo per il controllo dei lavori della nuova strada, acquistava in una rivendita reatina una semplice pagnotta di pane bruno con un po’ di companatico e saliva la montagna. Era questo il clima di un mondo e di un’epoca che si avviava verso la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale.

L’aneddoto più curioso riguarda però il periodo successivo al completamento della strada tra Rieti ed il Terminillo ed alla realizzazione dei primi alberghi.
Per il suo primo soggiorno con tutta la scorta, il Duce prenotò otto camere presso l’albergo Savoia (a quei tempi era vietata la qualifica di hotel, parola inglese da evitare accuratamente) per sé e per la scorta. Al proprietario dell’albergo però impose di non affittare le camere al piano superiore, perché non desiderava essere disturbato.
L’albergatore, l’ex colonnello degli alpini Leandro Zamboni, inviò ovviamente a Palazzo Venezia il conto per sedici stanze. Dopo qualche tempo l’albergatore non vedendo arrivare nessuna risposta si recò da Sebastiani, segretario del Duce, per caldeggiare il pagamento della pigione. Questi, prudentemente, fece notare che Mussolini aveva prenotato otto stanze e non sedici. Di conseguenza chiedeva un considerevole sconto. Zamboni si infuriò: “Io sono colonnello degli alpini, – urlò – lui è stato un semplice caporale, non accetto queste imposizioni e voglio essere pagato”.
Dopo qualche tempo, il colonnello ricevette quanto desiderato, ma il Duce abbandonò il Savoia per recarsi, invece, all’albergo Roma, sul piazzale di Pian de Valli, dove di solito prendevano alloggio, in camere poco lontane sullo stesso piano, le sorelle Claretta e Myriam Petacci. Rachele Mussolini invece già aveva smesso di recarsi in montagna,, mentre il Duce amava esibirsi spesso a torso nudo al sole scorazzando con gli sci sui pianori innevati.
Infine un dato curioso: il prefetto di Rieti dell’epoca invitava la polizia ad identificare e fermare, “con scarsa preveggenza”, tutti i facinorosi che facevano parte del movimento rivoluzionario “Alleanza Nazionale…”

 

 

Dal quotidiano: IL TEMPO del 29.luglio 2006

Cesare Ferriani

Il capitano Cesare Ferriani, fra gli artefici della storia del Terminillo

Ancora una volta, grazie alla “scoperta” e alla segnalazione dell’amico e principale collaboratore, dott. Mario Gallotta del Gruppo Alpini di Ferrara, è stata ritrovata, prima la notizia e poi il filo conduttore, che ci hanno permesso così di rintracciare le notizie e la storia di questo nostro socio, già Consigliere e Segretario Sezionale, del quale se ne erano perse le tracce dal lontano 1934 e che orgogliosamente lo ricollochiamo nella nostra memoria anche per i meriti di essere stato uno dei principali artefici della nascita ed espansione della stazione turistica-sciistica del Terminillo, denominata anche “la Montagna di Roma”.

Il capitano Cesare Ferriani, fra gli artefici della storia del Terminillo

Ancora una volta, grazie alla “scoperta” e alla segnalazione dell’amico e principale collaboratore, dott. Mario Gallotta del Gruppo Alpini di Ferrara, è stata ritrovata, prima la notizia e poi il filo conduttore, che ci hanno permesso così di rintracciare le notizie e la storia di questo nostro socio, già Consigliere e Segretario Sezionale, del quale se ne erano perse le tracce dal lontano 1934 e che orgogliosamente lo ricollochiamo nella nostra memoria anche per i meriti di essere stato uno dei principali artefici della nascita ed espansione della stazione turistica-sciistica del Terminillo, denominata anche “la Montagna di Roma”.

Cesare Ferriani nasce a Bologna il 3 giugno 1906 da Alfonso ed Ersilia Frascari. Completati gli studi di geometra si iscrive all’Università nella facoltà di Ingegneria, studi che però deve interrompere in quanto chiamato al servizio di leva nel 2° Rgt. Alpini a Cuneo. Dopo il giuramento, nel giugno 1927, viene inviato al corso ufficiali presso la Scuola Allievi Ufficiali di Complemento di Verona dove il 1° agosto consegue i gradi di caporale. Promosso sergente al termine del corso il 10 gennaio 1928, presta servizio al 4° Rgt. Alpini poi con la promozione a sottotenente il 31 maggio, viene inviato per il servizio di prima nomina nuovamente al 2° Rgt. Alpini. Congedato il 10 ottobre 1928 riprende e completa gli studi universitari.
Grande appassionato di montagna e dello sci di fondo, partecipa nel 1932 al primo corso in assoluto nazionale per maestri a Claviere (Aosta) dove consegue l’abilitazione a maestro di sci, organizando poi la scuola di sci di San Candido (Val Pusteria). Valente sciatore, ottiene numerose affermazioni in gare importanti nelle Alpi e nel nostro Appennino, come ad esempio vincendo il 1° marzo 1931 la gara del Trofeo U.B.E. (Unione Bolognese Escursionisti) svoltasi alle Piane di Lama Mocogno nel modenese ed ancora quindici giorni dopo nella Coppa delle Piane si classifica “solo” secondo e definito nella cronaca – la giovane e già valorosa speranza degli sciatori bolognesi, forse il miglior elemento del nostro Appennino…-.
Nel suo “girovagare” nelle varie località sciistiche conosce la signorina, anche lei sciatrice e bergamasca di origine, Angela Elena Pizzuto con la quale si sposa a Bologna l’11 luglio 1935. Residenti in via Casaglia, un anno dopo nasce l’unico figlio Franco, anche lui poi sottotenente degli alpini.
Il suo rapporto con la nostra Sezione è immediato e all’indomani del congedo nel 1928 si iscrive come socio effettivo. Il 24 febbraio 1929 con la squadra composta dai soci Italo Donati, Carlo Ferracini, e Gastone Vandreuse, partecipa in rappresentanza della Sezione al V Campionato Nazionale di Sci dell’A.N.A a Lavazè (Cavalese) nella gara di fondo. Nella cronaca su L’ALPINO non compare la classifica individuale ma solo a squadre dove all’11° posto è la nostra Sezione. Ed ancora nel 1931 partecipa al VII Campionato Nazionale di Sci dell’A.N.A. ad Asiago classificandosi 23° e gli altri componenti della squadra, Ferracini Carlo 29° e Paolo Malvezzi 35°, ottenendo così l’8° posto in classifica a squadre ed il 1° posto fra le squadre “cittadine”. Nel triennio 1931-1933 entra nel Consiglio Direttivo dove ricopre l’incarico di Aiutante Maggiore (Segretario).
La svolta alla sua vita avviene nel 1934 quando viene chiamato dal Conte Ettore Manzolini e da suo figlio Giorgio per studiare il tracciato idoneo alla costruzione di un impianto funiviario nella località montana del Monte Terminillo (m. 2216), massiccio appenninico nella provincia di Rieti, allora in espansione per volontà di Mussolini che vedeva e voleva in quella località la Montagna di Roma. Con la giovane moglie affitta una villetta in località Lisciano, ultimo paese ai piedi del Terminillo, in attesa che fosse ultimato l’unico albergo che il colonnello degli alpini Leandro Zamboni stava costruendo per trasferirsi con famiglia e attività dall’Abruzzo. Nel 1936 lascia Lisciano e si trasferisce nell’Albergo Savoia del Col. Zamboni, che pur non essendo ancora terminato è già abitabile, per seguire i lavori quale direttore tecnico della Società Funivia impegnata nella realizzazione di due stazioni. La zona vive un grande sviluppo con la realizzazione di diversi alberghi, ristoranti, rifugi ed altri servizi, divenendo una delle più attrezzate stazioni turistiche a livello nazionale, frequentata dalla “Roma bene”.
Anche l’Associazione Nazionale Alpini, la cui sede nazionale è stata trasferita dalla sede storica di Milano a Roma, ne è affascinata e nel corso del 1935 assume l’iniziativa di costruire sul Terminillo una Chiesetta, citando la notizia che compare su L’ALPINO del 15 dicembre 1935, “Continuano ad affluire alla Segreteria Generale come alle Sezioni di Roma e di Rieti le offerte per la realizzazione dell’iniziativa assunta dal 10° Alpini, di costruire sul Terminillo, la Montagna di Roma, la Chiesetta della Madonna della Vittoria, protettrice delle Armi italiane nell’Africa Orientale, ed in memoria degli alpini ed artiglieri alpini…..”. Il progetto, elaborato dall’Ing. Francesco Salvi della Sezione di Roma, per la cui realizzazione viene scelta quota 1637 sulla falda del Terminelluccio prospicente Pian De’ Valli, viene sovenzionata anche grazie ad una sottoscrizione a livello nazionale fra tutti i soci, che si conclude nel luglio del 1937 quando nella mattina di domenica 13, la chiesetta viene benedetta ed aperta al culto con una grande cerimonia che vede la presenza dei massimi vertici associativi, dal Comandante Angelo Manaresi, al Labaro Nazionale e Consiglieri, i Presidenti delle due Sezioni di Roma e Rieti, molti generali e colonnelli degli alpini, autorità governative e religiose, oltre ovviamente, come citato nell’articolo su L’ALPINO, “il valente direttore dei lavori Ten. Ing. Cesare Ferriani”.

Pur lavorando quasi costantemente al Terminillo, mantiene la residenza principale a Bologna nella casa paterna e nella città natale il figlio Franco frequenta nei primi anni del dopoguerra (1947-1949) la scuola media con la mamma, che ha mantenuto la cattedra di insegnante a Bologna. Solo con gli eventi della guerra abbandonerà nel 1943 la sua Bologna per trasferirsi definitamente al Terminillo.
Richiamato per istruzione nel maggio 1939 presso il 51° Rtg. Fanteria “Cacciatori delle Alpi” di stanza a Perugia, mantenendo comunque nel ruolino di servizio la specialità di appartenenza di tenente degli alpini, ed è promosso capitano nell’ottobre del 1941. L’Italia è da un anno in guerra ed il 29 luglio 1942 viene richiamato in servizio assegnato al 135° nucleo antiparacadutisti in Tarvisio dove rimane fino alla fine di luglio quando, su ordine del Ministero della guerra, è inviato a dirigere i lavori al Monte Cimone nell’Appennino modenese, per la realizzazione di strutture ponti radio Marelli da Roma-Gran Sasso-Terminillo-Cimone-Milano. All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 rientra al Terminillo per non lasciarlo più. Nel 1944 coinvolto in “vendette dell’epoca” quale collaborazionista solo perchè, parlando il tedesco, era riuscito a non fare minare tutte le strutture da parte tedesca, viene ovviamente scagionato.
Nel primo dopoguerra il Terminillo vive un nuovo sviluppo con alberghi, ville, strutture turistiche e nuovi impianti di risalita, molti di questi progetti sono opera dell’Ing. Ferriani che elabora anche alcuni brevetti, come ad esempio la sciovia smontabile e trasferibile, realizzate in due esemplari, una in località “dei cinque confini” e l’altra “del Terminelletto”.
Anche la Chiesetta degli Alpini vive un momento di celebrità. Nel 1949 viene scelta per il matrimonio dell’attrice Gina Lollobrigida e Mirko Skofic, con Franco Ferriani (l’adolescente figlio) fra i chierichetti e i maestri di sci schierati all’esterno con un arco fatto con gli sci. Molte vicende si sono poi susseguite nella storia del Terminillo per giungere fino ad oggi, alternando periodi di sviluppo a periodi di moderata crisi.

Dopo tantissimi anni di costante presenza e lavoro da essere giustamente considerato fra i principali artefici della storia del Monte Terminillo, si ritira dai numerosi impegni professionali agli inizi degli anni ’80 per godersi la famiglia, e lasciato il Terminillo si traferirsce a Rieti dove muore il 12 novembre 1987. Negli anni precedenti aveva già acquistato una cappella sepolcrale nel cimitero di Vazia, frazione di Rieti, paesino ai piedi del Terminillo dove desiderava essere sepolto per “godersi la vista del suo Terminillo” in pace. Accanto a lui riposa l’amatissima moglie Elena deceduta nel 1992.
Comunque la famiglia Ferriani da allora, dai lontani anni ’30, è ancora legata alla storia del Terminillo, il figlio Franco è socio della Funivia del Terminillo s.r.l. perpetrando così la storia iniziata tanti anni prima dal padre Capitano degli alpini Cesare Ferriani. Per onorarne la memoria ed i meriti acquisiti a lui è stata intitolata una via ovviamente in località Terminillo.

Si ringrazia il figlio dott. Franco Ferriani per la disponibilità nel mettere a disposizione notizie famigliari e personali
di Giuseppe Martelli
pubblicato il 15 novembre 2007

tratto da: http://www.noialpini.it

 

Terminillo: il non luogo e l’antimonio

Terminillo: il non luogo e l’antimonio
Il Terminillo prima degli alberghi. E’ l’importante testimonianza tramandata da Giuseppe Bellucci
Il turismo è un fenomeno essenzialmente novecentesco legato al surplus economico raggiunto da gran parte della popolazione occidentale.
Precedentemente solamente gli appartenenti ai ceti più agiati potevano viaggiare per diporto, mentre per le popolazioni subalterne le rare giornate di ferie dal lavoro si esaurivano nel quotidiano contesto spaziale di riferimento.
Con l’uscita delle masse popolari da una condizione economica di autoconsumo fu evidente che il sistema delle strutture ricettive si sarebbe dovuto rimodellare a fronte di un fenomeno del tutto nuovo; il turismo delle masse.
Se prima del secondo dopoguerra vi erano stati accenni di tale trend, solamente con il boom economico l’uscita al mare od in montagna divenne cosa normale e ovvia.
La letteratura cinematografica e televisiva è memoria di tale importante periodo con le performance di Aldo Fabrizi ad Ostia (nel film “la famiglia Passaguai”) o aspirante sciatore al Terminillo nel celebre sketch ancora oggi riproposto dalle reti RAI.

Terminillo: il non luogo e l’antimonio
Il Terminillo prima degli alberghi. E’ l’importante testimonianza tramandata da Giuseppe Bellucci
Il turismo è un fenomeno essenzialmente novecentesco legato al surplus economico raggiunto da gran parte della popolazione occidentale.
Precedentemente solamente gli appartenenti ai ceti più agiati potevano viaggiare per diporto, mentre per le popolazioni subalterne le rare giornate di ferie dal lavoro si esaurivano nel quotidiano contesto spaziale di riferimento.
Con l’uscita delle masse popolari da una condizione economica di autoconsumo fu evidente che il sistema delle strutture ricettive si sarebbe dovuto rimodellare a fronte di un fenomeno del tutto nuovo; il turismo delle masse.
Se prima del secondo dopoguerra vi erano stati accenni di tale trend, solamente con il boom economico l’uscita al mare od in montagna divenne cosa normale e ovvia.
La letteratura cinematografica e televisiva è memoria di tale importante periodo con le performance di Aldo Fabrizi ad Ostia (nel film “la famiglia Passaguai”) o aspirante sciatore al Terminillo nel celebre sketch ancora oggi riproposto dalle reti RAI. Proprio nella nostra montagna ben presto le strutture ricettive, ristorative e di fruizione si dimostrarono insufficienti a fronte delle frotte di sciatori (o aspiranti tali) e amanti dell’aria buona che settimanalmente presero a riversarsi a Pian de Valli e a Campoforogna.
Il luogo che per secoli era stato dei pastori e che aveva attratto ed impaurito le popolazioni pedemontane venne ridefinito per far fronte ad un mercato nuovo.
Da allora e a tutt’oggi il Terminillo non ha che una sola componente semantica, un solo significato: stazione turistica.
Nei secoli passati alcuni nuclei abitativi sorgevano oltre i mille metri, come a monte di Pian de Rosce dove è ancora possibile vedere terrazzamenti, alberi da frutto e qualche rudere.
Accertata anche la presenza in quota di pastori e carbonari, nonché quella stupefacente dei cavatori di ghiaccio addetti a rifornire gli ospedali romani di questa prezioso materiale.
Tali attività umane scomparvero gradualmente quando sul Terminillo iniziarono a sorgere le prime e pionieristiche attività ricettive e ristorative, quando a dorso di mulo gli appartenenti ad una consolidata elite nobiliare e borghese iniziarono a salire da Lisciano sotto la supervisione di quel Munalli di cui ogni ricostruzione storica porta testimonianza.
Di fatto il turismo ha cambiato l’abito al comprensorio, lo ha rivestito di un significato nuovo e probabilmente definitivo.
Nulla sembra poter prescindere dalla commercializzazione stessa del luogo che di fatto non è più luogo storico, non è più luogo relazionale, non è più luogo identitario.
Il luogo sembra oramai un non luogo, che come ci insegna Marc Augé (forse il più grande tra gli antropologi viventi) nulla ci dice della nostra storia, di quella dei nostri padri, non ci dice nulla su ciò che siamo e su ciò eravamo.
Eppure il Terminillo esisteva ben prima dell’arrivo dei turisti, e probabilmente riuscirà anche a sopravvivere ad essi e al cicalio degli amministratori politici.

Come abbiamo visto una discreta attività umana era presente in quota prima della turisticizzazione del sito.
Per le genti dei paesi il Terminillo rappresentava certamente un punto di incontro e di commercio, di cui la toponomastica porta ancora testimonianza.
Già altri hanno ricondotto il toponimo Campoforogna al latino Campus Forum, un luogo quindi dove gli abitanti dei vari centri pedemontani erano soliti riunirsi nel passato installando un mercato.
Probabilmente proprio i popolani erano soliti riferirsi alla montagna definendola Termenillu, e alcune teorie vorrebbero che tale toponimo fosse riferito non al massiccio più alto bensì al Terminilletto.
È accertato che fino al 1808 le carte geografiche erano solite riferirsi al massiccio come Monte Gurgure o Monti Gurguri, toponimi riconducibili al varroniano Gurgures Altos Montes.
Solamente da tale data iniziò a farsi strada anche tra le elite cittadine il toponimo corrente.
Luogo per pastori ma anche odiato e temuto dai pastori per via della presenza accertata di branchi di lupi, contro cui le autorità dei paesi erano solite autorizzare vere e proprie battute di caccia almeno fin dal 1500.
In un passato dove la dominazione sulla natura ancora non era completa di fatto si guardava al Terminillo con quella soggezione che oggi, ahinoi, non è più riservata alle montagne.
Tale soggezione era talmente forte che una credenza popolare aveva eretto la vetta del Terminillo a luogo mitico dove il demonio in persona custodiva un fiore dalle virtù straordinarie.
Di tale credenza da notizia Giuseppe Bellucci, non un nome qualsiasi per gli appassionati di demologia; nato nel 1884 a Perugia fu, oltre che un accademico brillante , un noto folclorista raccoglitore di amuleti e strumenti magico- religiosi attualmente ammirabili presso la Collezione Giuseppe Bellucci del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, sito a Perugia presso l’ex convento di San Domenico.
Un ottimo testo di Roberto Lorenzetti e Nicola Ravaioli (Viaggio fotografico nella storia del Terminillo tra Ottocento e Novecento, Rieti, Il Velino, 1985) custodisce l’importante testimonianza.
Con il permesso del Lorenzetti mi permetto di riportare un estratto del testo, conscio che una sintesi delle parole del Bellucci sarebbe poco godibile rispetto all’originale.
L’anno di riferimento è il 1901:

sulla vetta più elevata del Terminillo vive, secondo quando ne assecurasi, una pianta singolare, che si designa comunemente con il nome di Antimonio. È rarissima e, la sua rarità si accresce, ove si consideri che è difficile rinvenirla di giorno e che per ritrovarla e precisare così il luogo ove è cresciuta, bisogna ricercarla a notte calata nel tempo della sua fioritura, perché ha un fiore, che brilla di luce vivissima nell’oscurità, essendo fortemente fosforescente. Questa pianta ha virtù medicamentose straordinarie; guarisce, se le sue parti sono ben somministrate, ogni sorta di mali, cosiché il fortunato possessore acquista, ritrovandola, un tesoro prezioso, che distribuirà con certa fortuna all’umanità sofferente.
Una volta rinvenuta la pianta sul Terminillo, occorrono grandi precauzioni per estrarla dal suolo, poiché le straordinarie virtù che possiede, andrebbero totalmente perdute, se scavata senza regola o senza cura veruna. Bisogna anzitutto isolare le radici della pianta con un lavoro di zappatura curando di non reciderle; poi quando la pianta sarà isolata nella maggior parte delle sue radici e resterà fissata al terreno per la sola estremità del fittone, si dovrà attaccarla mercé una corda alla coda di un cane, sollecitando poi questo ad allontanarsi, obbligando così a strappare dal suolo la pianta, che vi era cresciuta. Il povero cane, inconscio della sorte che lo attende, si dà alla corsa, svelle dal suolo la pianta; ma appena questa si trova liberata da ogni rapporto con il terreno, il cane cade morto irrigidito, come se fosse stato colpito da un fulmine ed un fortissimo rumore si avverte allo intorno, come quello di un tuono prolungato.
L’Antimonio è una pianta diabolica, secondo il concetto popolare; e quando il diavolo vede sradicata la pianta prediletta e riflette che le parti che la compongono, opportunamente somministrate, salveranno dalla morte milioni di individui, e quindi dalla possibilità di eterna dannazione altrettante anime, colpisce con una “sporcizia” la povera bestia, che ha strappato dal suolo la pianta, e fa seguire alla “sporcizia” il tuono, che accompagna di solito tutte le fulminazioni.

Curiosamente il Bellucci fa riferimento all’Antimonio, che è come noto un elemento chimico che ha, tra l’altro, la caratteristica di essere sostanza tossica o addirittura velenosa.
Con un sola pianta i popolani sostenevano di poter salvare milioni di individui, ed è quindi deducibile che la somministrazione ad un numero limitato di individui avrebbe portato gli stessi alla morte per avvelenamento.
Sarebbe affascinante rintracciare l’origine del mitico fiore dell’Antimonio, comprendere cioè quale pianta veniva reperita nel comprensorio e quali fossero le regole etnobotaniche attraverso le quali ci si avvicinava alle virtù medicamentose della stessa.
Il 2008 è appena iniziato, un nuovo anno di questo scorcio di millennio.
I satelliti ci permettono di parlare e di vedere persone all’altro angolo del pianeta.
I versi che De Gregori intona in Titanic “E il Marconista sulla sua torre le lunga dita celesti nell’aria. Riceveva messaggi d’auguri per questa crociera straordinaria, e trasmetteva saluti e speranze in quasi tutte le lingue del mondo. Comunicava tra Vienna e Chicago in poco meno di un secondo” appartengono oramai ad una meraviglia tecnologica obsoleta.
Il progresso corre veloce come mai era accaduto prima di oggi, e i filosofi ci dicono che l’accelerazione crea altra accelerazione.
Siamo così proiettati nel futuro che il passato dei nostri avi del secolo scorso sembra appartenere ad una notte ancestrale.
Conosciamo la storia d’Italia da Enea a Prodi, ma rischiamo di dimenticare definitivamente la storia della piccola gente che nasceva, viveva e moriva guardando una montagna e sognando una pianta magica.

(Per un approfondimento delle tematiche trattate in questo articolo, oltre al già citato testo di Lorenzetti e Ravaioli consiglio la lettura di Roberto Marinelli, Il Terminillo. Storia di una montagna e di Antonio Cipolloni, La Montagna di Roma, quest’ultimo facilmente reperibile in commercio)

Autore: Maurizio Perelli

30/01/2008

tratto da: http://www.gosabina.com/articoli/2008/gennaio/cultura/terminillo-il-non-luogo-e-l-antimonio.asp

Inaugurazione della chiesetta Madonna della Vittoria

Monte Terminillo – Filmato storico

L’inaugurazione della chiesetta dedicata alla Madonna della Vittoria

– servizio del Telegiornale Luce del 21 luglio 1937
tratto da www.archivioluce.com

Monte Terminillo – Filmato storico

L’inaugurazione della chiesetta dedicata alla Madonna della Vittoria

– servizio del Telegiornale Luce del 21 luglio 1937
tratto da www.archivioluce.com

 

 

Calcio Estate 2012 al Terminillo

Calcio Estate 2012 al Terminillo

La A.S.D Amici per lo Sport è lieta di organizzare il campus CalcioEstate 2012 di Terminillo è rivolto ai bambini di età compresa tra gli 8 e i 16 anni che saranno suddivisi in gruppi di circa 12 ragazzi, omogenei in base all’età; ogni gruppo sarà seguito da un Istruttore e avrà la supervisione del Direttore Tecnico del campus Franco Nanni.

Calcio Estate 2012 al Terminillo

La A.S.D Amici per lo Sport è lieta di organizzare il campus CalcioEstate 2012 di Terminillo è rivolto ai bambini di età compresa tra gli 8 e i 16 anni che saranno suddivisi in gruppi di circa 12 ragazzi, omogenei in base all’età; ogni gruppo sarà seguito da un Istruttore e avrà la supervisione del Direttore Tecnico del campus Franco Nanni. Il programma della giornata prevede circa 7 ore di attività sportiva, ricreativa e culturale. L’attività della mattina è rivolta all’apprendimento della tecnica individuale attraverso esercizi, sotto forma di gioco, per migliorare le singole abilità tecniche. L’attività pomeridiana è rivolta all’organizzazione di partite e tornei durante i quali si applicano gli insegnamenti della mattina. La prima parte del pomeriggio è dedicata al riposo e alle piccole lezioni tenute da specialisti per insegnare ai ragazzi le nozioni di base dell’alimentazione, dei regolamenti e della disciplina sportiva, della traumatologia infantile; il dopo cena è dedicato alle attività ricreative (giochi, concorsi di disegno, di fotografia, karaoke, animazione presse la struttura, etc).
A fine campus il bambino più meritevole non solo a livello sportivo riceverà un fantastico regalo da tutto la Staff tecnico.

www.calcioestate.it

Legge della Montagna

Regione: dalla Giunta via libera alla “Legge della Montagna”
Via libera dalla Giunta Polverini alla cosiddetta ‘Legge della Montagna’ con l’approvazione delle ‘Disposizioni in materia di sistemi di trasporto a mezzo di impianti a fune e altri mezzi di risalita e di piste da sci, nonché in materia di sicurezza e di comportamento nella pratica non agonistica dello sci’. La proposta di legge supera un precedente testo risalente al 1983, definendo e individuando i comprensori sciistici, programmando i relativi impianti e disciplinando autorizzazioni e concessioni di impianti, piste da sci. “Con questo provvedimento – afferma la presidente Renata Polverini – per la prima volta la Regione regolamenta in un unico testo le attività economiche, turistiche e sociali in materia. La proposta, attesa da tempo dai territori interessati e dagli addetti ai lavori, parte dall’esigenza di pianificare le materie connesse alla pratica dello sci, fornendo una chiara ripartizione delle funzioni e dei compiti amministrativi fra le istituzioni competenti”.

Regione: dalla Giunta via libera alla “Legge della Montagna”
Via libera dalla Giunta Polverini alla cosiddetta ‘Legge della Montagna’ con l’approvazione delle ‘Disposizioni in materia di sistemi di trasporto a mezzo di impianti a fune e altri mezzi di risalita e di piste da sci, nonché in materia di sicurezza e di comportamento nella pratica non agonistica dello sci’. La proposta di legge supera un precedente testo risalente al 1983, definendo e individuando i comprensori sciistici, programmando i relativi impianti e disciplinando autorizzazioni e concessioni di impianti, piste da sci. “Con questo provvedimento – afferma la presidente Renata Polverini – per la prima volta la Regione regolamenta in un unico testo le attività economiche, turistiche e sociali in materia. La proposta, attesa da tempo dai territori interessati e dagli addetti ai lavori, parte dall’esigenza di pianificare le materie connesse alla pratica dello sci, fornendo una chiara ripartizione delle funzioni e dei compiti amministrativi fra le istituzioni competenti”.

Tra gli obiettivi, lo sviluppo economico dei comprensori sciistici regionali esistenti. La proposta di legge, infatti, favorisce anche l’esercizio associato delle funzioni tra gli enti locali, permettendo, così, una semplificazione ed una gestione più agile delle procedure amministrative. Novità di rilievo la promozione di una gestione integrata di tutti i comprensori sciistici a livello regionale allo scopo di definire interventi comuni e coordinati. “Dotiamo la nostra regione – sottolinea l’assessore alle Politiche della Mobilità e del Tpl, Francesco Lollobrigida – di una nuova e più puntuale disciplina per i sistemi di trasporto a mezzo di impianti a fune e altri mezzi di risalita, di piste da sci e di norme in materia di sicurezza della pratica degli sport invernali. Con questa proposta, partendo da un’analisi della situazione esistente si pone come obiettivo lo sviluppo economico dei comprensori sciistici regionali, attraverso un intervento legislativo volto a chiarire e semplificare le procedure”. In materia di impianti di risalita, vengono invece dettate norme inerenti la localizzazione, di competenza della Giunta Regionale, e di procedure volte all’affidamento per la costruzione e gestione di impianti. Sul tema delle tariffe, la Regione, al fine di promuovere un sistema integrato che conduca ad un omogeneo sviluppo dei comprensori sciistici, si riserva l’opportunità di intervenire attraverso la costituzione, analogamente ad altre realtà quale il trasporto pubblico locale, di un sistema tariffario integrato. Elementi di novità anche sul tema della sicurezza, con l’introduzione di norme in materia di comportamento nella pratica non agonistica dello sci, prevedendo la nuova figura del gestore delle piste. A questo fine è previsto l’obbligo per il gestore di stipulare un apposito contratto di assicurazione, che costituisce condizione per l’apertura al pubblico della pista. Sono state previste, infine, una serie di sanzioni amministrative poste a tutela delle garanzie previste per la realizzazione e per l’esercizio degli impianti a fune e altri mezzi di risalita e delle piste da sci, nonché per le norme previste a garanzia della sicurezza degli utenti.