Offesa al Terminillo

Offesa al Terminillo
La montagna offre un generale senso di abbandono
Per alcuni giorni in vacanza al Terminillo, ci siamo recati questa mattina a fare una passeggiata sul Terminilluccio ed avendo un bimbo di tre anni abbiamo pensato di servirci della Funivia.

Offesa al Terminillo
La montagna offre un generale senso di abbandono
Per alcuni giorni in vacanza al Terminillo, ci siamo recati questa mattina a fare una passeggiata sul Terminilluccio ed avendo un bimbo di tre anni abbiamo pensato di servirci della Funivia.
Premesso che è libera politica commerciale di chi gestisce gli impianti stabilire le tariffe, la prima sorpresa è stata che anche un bimbo di tre anni paga la tariffa intera per usufruire del servizio. «È prevista la riduzione solo sul biglietto di andata e ritorno» ha affermato il bigliettaio. Peccato che avevamo già previsto di ridiscendere a piedi verso Pian de’ Valli.
Meno fortunati sono stati altri turisti, cui è stato impedito di caricare una mountain bike sulla cabina, anche a pagamento, nonostante non vi fosse nessun esplicito divieto al riguardo. Era però ben scritto, a fianco alla biglietteria, che non era consentito il trasporto di animali, ma abbiamo potuto ammirare un cane al guinzaglio che in tutta tranquillità scendeva dalla cabina. «Scrivete una lettera di protesta alla direzione» è stata la sarcastica risposta della persona alla biglietteria (forse non era lui, in questo caso, la “Direzione”?).
Ma questo è nulla rispetto lo spettacolo desolante che si offre agli occhi del turista, precedentemente ammaliati dallo splendido paesaggio che si può ammirare durante l’ascesa. Appena usciti dalla stazione del Terminilluccio ci si trova davanti a piloni degli skilift dismessi ed ammucchiati ai piedi della stazione, muretti di contenimento fatiscenti o addirittura crollati, qua e là materiali ammucchiati alla rinfusa, ed un generale senso di abbandono che non si confà allo spettacolo offerto dalla natura circostante.
Tutti continuano a riempirsi la bocca con roboanti tesi e congetture su come rilanciare il Terminillo. Iniziamo da cose semplici e banali, ma che sono da sempre considerate dei capisaldi in altre località: un minimo di pulizia e di decoro che sappiano rendere onore alle bellezze che, forse immeritatamente, ci circondano. Poi tutto il resto.
di Giuseppe Melchiorre

Montagna: neve e slavine

Terminillo, inverno 2009 – Montagna: neve e slavine
Nevicate da Valanga
Durante la stagione invernale appena terminata, i media si sono scatenati per raccontarci sciagure e danni procurati dalle valanghe. Questo fenomeno che definirei «naturale» sulle catene alpine è notevolmente limitato  sulle montagne appenniniche vuoi per le quote inferiori (fatta eccezione per qualche massiccio abruzzese, Gran Sasso in particolare), vuoi per la quantità e la frequenza delle precipitazioni nevose, spesso limitate dalle temperature  delle nostre latitudini, dai due mari che scaldano l’atmosfera e dai venti africani che trasportano talvolta particelle di sabbia dal Sahara..

Terminillo, inverno 2009 – Montagna: neve e slavine
Nevicate da Valanga
Durante la stagione invernale appena terminata, i media si sono scatenati per raccontarci sciagure e danni procurati dalle valanghe. Questo fenomeno che definirei «naturale» sulle catene alpine è notevolmente limitato  sulle montagne appenniniche vuoi per le quote inferiori (fatta eccezione per qualche massiccio abruzzese, Gran Sasso in particolare), vuoi per la quantità e la frequenza delle precipitazioni nevose, spesso limitate dalle temperature  delle nostre latitudini, dai due mari che scaldano l’atmosfera e dai venti africani che trasportano talvolta particelle di sabbia dal Sahara..
Ma al di là di queste parziali causali possiamo soffermarci ad esplorare l’argomento valanghe partendo dal lessico. Noi Italiani, storicamente invasi da imperi del passato, usiamo molti vocaboli di origine transalpina, soprattutto nella «nivologia», la scienza che studia le precipitazioni nevose e gli strati nevosi al suolo. Pur avendo il vocabolo latino «nivium lapsus» usiamo la derivazione dal francese «avalanche» e «lavine» dal tedesco dove i tre termini identificano lo stesso fenomeno.
Le masse nevose diventano potenzialmente pericolose dopo abbondanti nevicate accompagnate da fenomeni quali il vento che genera le «cornici» o mensole sulle cime, successive nevicate con cristallizzazioni non omogenee rispetto agli strati già presenti al suolo, improvvisi aumenti delle temperature, le pendenze, l’orientamento delle pareti e non ultima l’insolazione, mentre, sulla nostra montagna, risulta determinante anche la natura del terreno. E qui vale la pena  soffermarci per esaminare un processo ambientale, molto datato e causato dall’uomo, che destabilizza la coesione delle masse nevose a contatto del il terreno. Nei tempi passati e neanche tanto, i pascoli montani venivano gestiti dagli abitanti dei paesi di valle mediante la ripulitura dei prati dai sassi per poi procedere alla fienagione. Questo avveniva in luglio e agosto. La primavera successiva l’erba ricresceva migliore fornendo un alimento ricco e molto appetito dalle greggi. Per inciso, ricordo che fino alla fine degli anni ’50 sui pascoli del Terminillo si nutrivano almeno 10.000 pecore provenienti dalle pianure romane oltre a ovini, vaccine e cavalli locali . Gli ovini, pascolando sui pendii e muovendosi sempre trasversalmente alla pendenza, creavano dei piccoli sentieri con scalinature che d’inverno avevano la funzione di fissare la neve al suolo. Oggi invece l’abbandono della montagna, incentivato anche da certe stramberie ambientali, ha portato una profonda modificazione delle specie erboree con la proliferazione della «falasca», erba a foglia abbastanza alta, molto fitta e a cespo che, seccando d’estate, non solo viene rifiutata dagli erbivori ma d’inverno, appiattendosi, favorisce lo slittamento degli strati nevosi. E non finisce qui perché anche la transumanza che c’era una volta si è quasi estinta a causa della povertà del pascolo….con conseguenti mancati introiti per le casse dei comuni di valle! Il risultato è il progressivo formarsi di crepacciate di fondo (che si aprono fino a terra) sui pendii, che aumentano il rischio di valanghe. Intendiamoci, non valanghe spaventose come quelle delle Alpi, solo piccoli fenomeni che danno luogo ad eccessivi allarmismi come nell’inverno passato. Invidie meridio-naliste? No! solo questioni di responsabilità. E pensare che, per fare un esempio, in Valle d’Aosta la strada che sale da Près-Saint Didier alla Thuile (Piccolo S. Bernardo) è interessata quasi tutti gli anni da una grossa valanga che continua a distruggere boschi di abete e larice, abbattendosi sulla strada che subito viene riaperta con buona pace degli automobilisti. Qui da noi invece, il povero Dottor Francesco Nasponi, Sindaco di Micigliano, è stato costretto, suo malgrado, a chiudere la strada di Leonessa per più di un mese  con una ordinanza che ha provocato l’evacuazione di due residences,  del rifugio Sebastiani (C.A.I. di Rieti) e chiusura di una seggiovia. Ma  la valanga è poi caduta?  rimasta solo la «crepacciata». Paese che vai usanze che trovi! Ma allora al Terminillo non ci sono valanghe? Che si ricordi, l’unica che produsse danni alle persone si staccò dalla vetta del Terminillo a quota 2.217,35 mt. nel versante nord in territorio di Leonessa, nell’inverno 1944/1945 durante una esercitazione delle truppe alleate che in fila stavano attraversando diagonalmente il pendio.
Vi furono undici sciatori sepolti con alcuni morti. Le squadre di soccorso militari al comando del colonnello Scott, nipote dello sfortunato esploratore dell’Antartico, penarono parecchio nelle operazioni di recupero a causa del pericolo di ulteriori cadute di neve. Un’altra, che fece solo danni ad un camping di roulottes, poi smantellato, si staccò sempre dalla stessa montagna, ma sul versante sud negli anni ’60, scavalcando la strada provinciale per Leonessa in località «Conca del Sole» (Comune di Micigliano). Per altri eventi dello stesso fenomeno abbiamo un paio di casi negli anni passati in zone a ridosso di versanti ripidi e in presenza di costruzioni, ma senza danni a persone e cose. Poco più che «Pisciarelli» insomma, come vengono definite in gergo le cadute di neve con poca massa. Nel primo caso descritto (la valanga che uccise alcuni militari Inglesi), fu  mancanza di esperienza? Era presente fra gli istruttori che guidavano la colonna un noto campione di sci canadese di nome Cody specialista nel salto dal trampolino.
Forse questi non valutò a sufficienza la pericolosità di «tagliare diagonalmente» il manto nevoso, forse fu la consuetudine militare di cantare durante le marce, ma non è da escludere  una possibile esercitazione a fuoco. Il rumore infatti è un’altra insidia che può provocare valanghe. I decibels creano delle onde d’urto micidiali che destabilizzano le mensole di neve e gli strati sovrapposti non omogenei. Il «bang» degli aviogetti che superano la barriera del suono, il rombo di elicotteri, motoslitte, gatti delle nevi, motoseghe o altri mezzi che producano rumore, sono la miccia ideale per generare valanghe. Il valangologo Colin Fraser della F.A.O., anni fa effettuò vari esperimenti al Terminillo su quali artifici utilizzare per provocare la caduta di valanghe. Le truppe Alpine, che spesso sono comandate in operazioni di «bonifica valanghe», usano comunemente esplosivi o piccoli cannoni senza rinculo con ottimi risultati, mentre la costruzione di strutture «paravalanghe» viene osteggiata da alcuni ambientalisti troppo zelanti. Per ovviare a soluzioni quali gli esplosivi e i paravalanghe, sono stati realizzati all’estero alcuni brevetti: palloni ripieni di gas acetilene che vengono trasportati da elicotteri e fatti esplodere a pochi metri dalla neve in un caso, e postazioni fisse che utilizzano gas propano in un altro.
Ambedue i sistemi esplodendo provocano un’onda d’urto che distacca e fa precipitare la massa nevosa. Queste «soluzioni» non si discostano molto da quelle precedenti ma risultano ambedue onerose. Non so se qualche nostro lettere abbia mai avuto la fortuna di assistere, in sicurezza, allo spettacolo prodotto da una valanga alpina, visione affascinante per l’enorme turbinio polveroso che si innalza creando piccoli arcobaleni e conte-stualmente terrorizzante per il boato che accompagna la caduta diffondendo rimbalzi di eco dovunque.
Franco Ferriani

Ski-pass stagionale in prevendita 2009-2010

Promozione Invernale

Ski-pass stagionale in prevendita 2009-2010:
Dal 14 agosto al 13 settembre EURO 272,00
Dal 14 settembre al 14 ottobre EURO 302,00
Dal 15 ottobre al 30 Novembre EURO 332,00

Promozione Invernale

Ski-pass stagionale in prevendita 2009-2010:
Dal 14 agosto al 13 settembre EURO 272,00
Dal 14 settembre al 14 ottobre EURO 302,00
Dal 15 ottobre al 30 Novembre EURO 332,00

Modalità e informazioni per l’acquisto: – l’acquisto degli abbonamenti stagionali in promozione è vincolato alle tariffe sopra indicate; – l’abbonamento stagionale è valido per tutta la stagione invernale 2009 2010 stimata dal 10.12.2009 al 31.03.2010. – la chiusura e l’apertura stagionale degli impianti di risalita potrà essere anticipata e/o posticipata a discrezione della Società esercente.

L’ACQUISTO dello Ski-pass stagionale in promozione, può essere effettuato direttamente presso gli uffici della Società Funivie nel periodo sopra descritto, con il saldo dell’importo. L’ACQUISTO può essere eseguito anche tramite vaglia postale intestato alla Società Funivia del Terminillo, Via dei Ginepri n. 2 – 02017 M. Terminillo (RI).
Dovrà essere inviata contestualmente per posta o via fax al numero 0746-261129 la seguente documentazione: dati personali numero telefonico ricevuta del vaglia postale in fotocopia Lo ski-pass potrà essere ritirato presso gli uffici della società alla data di apertura degli impianti, consegnando una foto tessera. Per ulteriori informazioni rivolgersi:
FUNIVIA DEL TERMINILLO tel. 0746/261129 (orari di ufficio) fax 0746/261129 (oltre l’orario di ufficio)
N.B.: Le agevolazioni tariffarie non sono cumulabili.

Festa della Transumanza

Comunicato Stampa del Comune di Rieti

Festa della Transumanza sul monte Terminillo con tante degustazioni
Lunedì 3 agosto torna la “Festa della transumanza” al Rifugio Sebastiani del Monte Terminillo, il tradizionale appuntamento per rivivere l’emozione della migrazione delle greggi e gustare i prodotti legati alla pastorizia. Nel cuore del “Distretto della montagna” ed in un luogo che garantisce un´immersione completa nella rigogliosa natura del Terminillo, torna quindi la rituale celebrazione della transumanza nata grazie all’iniziativa del pastore leonessano Domenico Stocchi.

Comunicato Stampa del Comune di Rieti

Festa della Transumanza sul monte Terminillo con tante degustazioni
Lunedì 3 agosto torna la “Festa della transumanza” al Rifugio Sebastiani del Monte Terminillo, il tradizionale appuntamento per rivivere l’emozione della migrazione delle greggi e gustare i prodotti legati alla pastorizia. Nel cuore del “Distretto della montagna” ed in un luogo che garantisce un´immersione completa nella rigogliosa natura del Terminillo, torna quindi la rituale celebrazione della transumanza nata grazie all’iniziativa del pastore leonessano Domenico Stocchi.

In programma degustazioni di prodotti tipici della montagna reatina, tra cui il formaggio pecorino di Albaneto di Leonessa vincitore di tanti riconoscimenti tra cui ricordiamo il Premio Roma, concorso di rilievo nazionale promosso da Unioncamere Lazio e organizzato dall’Azienda romana mercati, nell´ambito del quale l´azienda di Domenico Stocchi ha conquistato con il suo rinomato “Pecorino semistagionato” il primo premio della sezione Lazio per la tipologia “pecorini e canestrati”, la qualifica di “Miglior formaggio della regione Lazio” e di “Miglior formaggio nazionale a latte crudo” oltre ad altri importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Roma per la sezione Lazio dei “formaggi speziati e formaggi di fantasia” per la “Ricotta salata con crusca”. Nel corso della Festa della Transumanza, durante la quale si alterneranno celebrazioni religiose e momenti di approfondimento ed intrattenimento dalle 10 di mattina fino alla prima metà del pomeriggio, sarà possibile gustare anche la carne di pecora preparata in tutte le versioni suggerite dalla fantasia umana, dagli arrosticini al bollito, oltre ad un piatto speciale, i “Denti del lupo”, preparato con una ricetta a sorpresa.